Se nel 1899 Simon Rutar, storico sloveno, nella sua indagine sugli sloveni in Friuli, aveva registrato il 50 per cento di sedilesi parlanti sloveno, soprattutto sul versante orientale e verso la Bernadia, e il 50 per cento parlanti friulano, oggi tutti gli abitanti di Sedilis parlano il friulano. In Friuli è uno dei pochi, rarissimi casi in cui il friulano è sopravanzato rispetto a un'altra lingua. Ciò rende particolarmente interessante una ricerca su quel che è accaduto, in senso antropologico-culturale, nella sovrapposizione di due lingue e, dunque, di due culture, su quel ch'è accaduto in superficie e quel che si cela in profondità. In realtà, i sedilesi trattengono una complessità di atteggiamenti e comportamenti non immediatamente percepibili da chi è ignaro delle loro vicende storico-culturali. |
Il
terremoto ha cancellato pressoché tutte le opere d'arte presenti in
paese. Fino all''800 c'era a Sedilis una chiesa antica, fondata tra il
1355 e il 1370 (ma potrebbe essere stata riattata dopo il sisma del 1348),
rifatta e ampliata agli inizi del XVI secolo. Una pergamena, datata 11
giugno 1514 e conservata in archivio parrocchiale, riporta la
consacrazione dell'altare fatta dal vescovo di Caorle e vicario generale
del Patriarca Domenico Grimani. La chiesa era affrescata. Resta un lacerto
di quell'affresco del XIV secolo, ricuperato dopo il terremoto a ridosso
del campanile e raffigurante tre apostoli (Pietro, Paolo e Andrea); ora è
collocato nella nuova chiesa. Di quell'antica costruzione restano anche
una monofora e 5 talamoni, collocati all'esterno della chiesa
post-terremoto. Nella Visita pastorale del 1602 l'antica chiesa di Santa
Giuliana fu trovata ben ornata con davanti un portico di 2 passi e mezzo.
Nel 1857 su progetto di Girolamo D'Aronco la Chiesa parrocchiale di S.
Giuliana fu costruita ex novo e fu consacrata nel 1871. Vantava un
pregiato altare di marmo e diversi affreschi di Domenico Fabris, di cui
due rilevanti: sul soffitto il Dogma dell'Immacolata Concezione e
nell'abside una grandiosa Ascensione, dov'erano ritratti molti abitanti
del luogo. Completamente distrutta la chiesa in seguito ai terremoti del
1976, del Fabris sono stati salvati e conservati nella nuova chiesa
soltanto tre affreschi con santi : san Giuseppe, sant'Antonio da Padova,
san Luigi Gonzaga. |
(Madonna
della Pace): collocata sulle pendici della Bernadia, in località
Useunt, il santuario della Madonna della Pace, distrutto dal terremoto del
1976, è stata ricostruita interamente con offerte e manodopera volontaria
della gente di Sedilis, su disegno di Pietro Foschia. Posta e benedetta
da mons. Pietro Brollo la prima pietra il 6 agosto del 1989, fu consacrata
il 5 agosto 1990 dai Vescovi: mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine;
mons. Giovanni Marra, arcivescovo castrense; mons. Egon Kapellari, vescovo
di Gurk-Klagenfurt. Presenti il ministro italiano Carlo Bernini e della
Repubblica di Slovenia Janez Dular, oltre a autorità regionali, provinciali
e comunali. |
Imponente opera militare, collocata sul Monte Lonza, costruita tra il 1908 e il 1913, il Forte faceva parte di un gigantesco sistema difensivo del Medio Tagliamento. Ben conservato, si presenta imponente, con facciata compatta preceduta da un alto fossato. Annessi al forte e sparsi sul territorio all'intorno, magazzini, caserme, garitte e cunicoli sotterranei di collegamento. Alla vigilia del 24 ottobre del 1917, la rotta di Caporetto, il forte fu abbandonato dall'esercito italiano, risultando inutile di fronte all'avanzare delle truppe austriache, che giunsero tranquillamente in paese, senza peraltro arrecare danno alla popolazione. In seguito il manufatto fu spogliato di tutto il materiale ligneo e di ferro, utile per la ricostruzione del paese. Ora si pensa di ricuperare il Forte con fondi europei, destinandolo a una Scuola Europea Permanente di Pace. |
Eretto sul Monte Lonza negli anni '50 per volontà degli alpini in congedo di Tarcento a ricordo dei caduti dell'eroica Divisione "Julia" e di tutti i caduti in guerra. L'opera in cemento armato è alta 20 metri ed è costituita da un blocco su cui si elevano due grandi penne d'aquila. Alla sommità è collocato un faro che di notte riflette il tricolore. All'interno un altare e tombe di caduti. Una bella scalinata collega il piazzale del Forte al monumento, attorno al quale spezzoni di cannone recano il ricordo di sanguinose battaglie delle due guerre mondiali cui hanno partecipato truppe alpine. |